Prof. Giovanni Filoramo, Università di Torino

Le forme storiche del cristianesimo

 

Secondo Giovanni Filoramo, la storia europea degli ultimi due secoli è stata caratterizzata dal processo di secolarizzazione, che, liberando le varie sfere della vita pubblica e politica dalla tutela religiosa, ha tendenzialmente relegato l'esperienza religiosa nella dimensione del privato. Si è assistito infatti da un lato allo spopolarsi di seminari e chiese, dall’altro all’emerge di una «nuova» morale, che è penetrata nel tessuto stesso delle Chiese. Questo fatto non ci autorizza tuttavia a ritenere che il cristianesimo stia per morire.
Secondo le statistiche, i cristiani delle varie chiese rappresenterebbero il 32,8% della popolazione mondiale (mentre i mussulmani - una religione comunque in forte crescita - il 19,6%,). Ma dietro questa percentuale stanno situazioni estremamente diverse fra loro, che vanno da quella europea, già citata,  a quella delle numerosissime e vitali chiese cristiane dell'Africa, dell'Asia, dell'Oceania, da quella del Nord America, di grande vitalità religiosa, a quella dell'America Latina, in cui si assiste ad una grandissima avanzata dei pentecostali. D'altra parte, ricorda Giovanni Filoramo, la storia del cristianesimo si caratterizza fin dai primordi per la sua polimorfia, legata a interpretazioni diverse della comune fede in Cristo, a dissensi, a lacerazioni di vario tipo, dovuti anche all'incontro con culture diversificate. Oggi, accanto alle tre principali confessioni cristiane (cattolico-romana, protestante, ortodossa) e all’anglicanesimo, le statistiche ci indicano l'esistenza di 373 milioni di «altri cristiani» (come i vetero-cattolici, forme minoritarie e dissidenti di protestantesimo, centinaia se non migliaia di «chiese» indigene soprattutto in Africa).
Per avere un'idea di questa straordinaria ricchezza e diversità, Giovanni Filoramo invita a volgere l’attenzione al movimento ecumenico protestante, che rappresenta - anche in relazione alla svolta ecumenica cattolica del Concilio Vaticano II - l’evento-chiave per un’interpretazione della storia del cristianesimo in età contemporanea nel suo complesso. Il fatto che all’Ottava Assemblea del Consiglio Ecumenico delle Chiese svoltasi nel 1998 nello Zimbabwe abbiano partecipato delegati di ben 337 chiese-membro a pieno titolo (cioè con più di 25.000 aderenti) è sì segno di grande ricchezza, ma anche di strutturale debolezza. Nonostante questi problemi strutturali e nonostante i recenti conflitti collegati da un lato alla dura reazione dell'ortodossia di fronte alla penetrazione cattolica e protestante successiva al 1989, dall’altro alla politica delle indulgenze messa in moto dal Giubileo, il movimento ecumenico sembra destinato a rimanere una forza traente nel mondo globalizzato.
Cosicché sembra che nel mondo contemporaneo vi siano segnali favorevoli per le religioni, e per il cristianesimo; infatti i sintomi di debolezza del cristianesimo si stanno rivelando - secondo Filoramo - segnali di una forza capace ancora di incidere sia sulle coscienze individuali, sia sulla sfera politica.