Prof. Edoardo Tortarolo, Università di Vercelli

Laicismo e tolleranza pluralista

Impegnandosi a ricostruire il significato assunto storicamente al termine laicismo, Edoardo Tortarolo ha anzitutto premesso che oggi esso è spesso utilizzato con una connotazione negativa, ed è assimilato a forme di chiusura antireligiosa. In realtà il concetto di cultura laica al quale fanno riferimento vari gruppi e forze sociali si contrappone al confessionalismo e, nei paesi cattolici, al clericalismo.

La cultura laica si caratterizza per un atteggiamento separazionista, cioè per la volontà di distinguere da un lato politica e religione e dall’altro morale e religione. Essa ritiene necessaria un’iniziativa statale attiva per l’affermazione di tale distinzione.  Altre caratteristiche della cultura laica sono l’individualismo, il razionalismo e la tolleranza. Quest’ultima in particolare va intesa come comprensione delle credenze, libera critica degli argomenti, rifiuto del dogmatismo e scetticismo di fronte alle soluzioni definitive e semplificatorie. Anche se spesso vi è contiguità nelle scelte dei comportamenti, il laicismo non equivale necessariamente all’ateismo, inteso quest’ultimo come postulato di totale asacralità del reale.

Al termine laico si sono attribuiti nel corso della storia significati diversi: si va dal mondo dell’antica Grecia che lo interpretava in connessione alla prestazione di un cittadino nella sfera pubblica, al periodo medioevale in cui laico era colui che non faceva parte del clero - da qui poi il significato di incolto, profano - , all’Inghilterra del Settecento, che lo usava nel senso dell’usurpazione di funzioni sacerdotali da parte di chi non ne aveva diritto, all’Enciclopedia, che gli dava un significato alternativo a ecclesiastico o a spirituale, e così via.

La laicità come categoria intellettuale si lega al processo di secolarizzazione della società. Se si guarda alla storia delle istituzioni pubbliche, vale la pena, secondo Tortarolo, di richiamare, con Kosellek, il ruolo che per la laicizzazione hanno avuto le guerre di religione: è infatti dalla riflessione su di esse che in Europa prende avvio il processo di laicizzazione. La progressiva separazione della politica e della morale dalla religione, che assume un andamento sussultorio e non lineare, si combina con trasformazioni sociali ed attraversa tappe importanti. A questo proposito vanno segnalate la rivoluzione francese e le trasformazioni ottocentesche, che vedono da un lato l’affermazione dei valori dello Stato nazionale e della fiducia nella scienza (in Francia si assiste alle discussioni sui crocifissi a scuola, alla sostituzione delle suore con personale laico negli ospedali, alla sostituzione dei monumenti alla Vergine con monumenti alla Marianna; in Italia è veramente notevole la laicizzazione del corpo insegnante) e dall’altro il diffondersi delle idee socialiste che trasformano l’impostazione liberale data alla laicità.  Nel periodo che copre le due guerre mondiali e il dopoguerra si pongono le basi della concezione odierna: si afferma cioè l’idea di laicità non come un altro tipo di confessionalità, ma come garanzia della convivenza.

Gli sviluppi più recenti vedono l’affermarsi di tribalismo e terrorismo ed un indebolimento della laicità; con la ridefinizione del panorama religioso, si pone anche l’esigenza di una ridefinizione degli atteggiamenti dei laici.

(sis)