Laicità e “conflitti di civiltà” nell’età della globalizzazione.

 

Temi degli interventi della mattina

 

Giuseppe De Lucia (Vicenza):
Quali prospettive si possono intravvedere a partire dalle posizioni di Huntington? 
La laicità puo' aiutarci a costruire ipotesi di convivenza? Oppure puo' aiutarci il pluralismo?      

 

 

Dino Jajani (Camerino):
La cultura europea di tipo speculativo-razionale, che é sempre servita a regolare le società nel modo migliore, puo' ancora servirci? Dobbiamo prendere qualcosa da altre civiltà per il nostro benessere?

 


         

 

Roberto Durighetto (Conegliano Veneto):
Tra autori che esaltano le "magnifiche sorti e progressive" e autori che sottolineano i rischi della globalizzazione non é possibile individuare posizioni intermedie?
Non si puo' trovare uno spazio intemedio di dialogo tra credenti e non credenti, prendendo esempio dalla posizione assunta da Maritain, che, a proposito dei diritti umani, prescindendo dal quesito sulle origini, insisteva piuttosto sulla salvaguardia dei diritti scritti nelle varie carte?

 

Elisabetta Tedone (Roma):
Importanza di una rilettura di Marx per la comprensione del ruolo ideologico delle religioni. L'alienazione degli uomini nel mondo globalizzato nasce da un ben preciso contesto strutturale.

 

 

Giuseppe Borgioli  (Milano):
Non esiste solo un giusnaturalismo laico, ma anche un giusnaturalismo cristiano; le posizioni di chi, come il papa, afferma che i diritti vengono da dio sono da interpretare in quel senso. Cosa pensare della Costituzione americana, che menziona dio nel suo I articolo?
 

Giovanni Scarsi (Lanciano):
In Italia oggi regna una grande ipocrisia sul rapporto stato-chiesa.
Non sarebbe il caso di evidenziare, accanto agli integralismi,  l'utilizzo che i fautori del liberismo sfrenato fanno degli integralismi?
 

    

 

Antonio Viggiano (Parma):
Se si afferma che lo stato é creatore di diritti si appoda alla concezione dello stato etico, che ha avuto conseguenze nefaste. Quando si afferma che é dio che crea diritti, si intende che dio crea la natura umana in cui   sono inscritti i diritti, che é compito della storia scoprire e dello stato tutelare.

 

Arrigo Trevisani (Trieste):
Quando si parla di scontri di civiltà si ha la tendenza a individuare come elemento significativo di una civiltà la sua religione. Oggi si pensa soprattutto allo scontro tra fondamantalismo islamico e mondo occidentale; ma se si pensa che lo scontro veramente importante sarà in prospettiva con la Cina, si puo' forse definire la civiltà di quest'ultima in riferimento alla religione, dal momento che in essa vi é un ateismo di stato, o, al massimo, un neoconfucianesimo, che non si puo' ritenere in senso stretto una religione?
Come giudicare le posizioni di chi individua invece le radici del  fondamentalismo islamico nelle ideologie europee, dalle quali si sono originati i totalitarismi novecenteschi?