Filosofia della conoscenza

Paolo Parrini

Introduzione

Che cos’è la conoscenza? Cosa vuol dire conoscere? Apparentemente si tratta di domande banali o superflue. Domande che investono qualcosa la cui possibilità diamo quotidianamente per scontata. Pressoché tutto ciò che diciamo e facciamo si basa sul presupposto che siamo in grado di conoscere le cose più diverse e di condividere le nostre conoscenze con coloro con i quali ci troviamo in rapporto. E tuttavia la possibilità e la natura della conoscenza hanno costituito da sempre uno dei più spinosi problemi della speculazione filosofica. Fin dall’antichità ci sono stati dei pensatori, di inclinazione più o meno scettica, che hanno messo in luce le difficoltà contro cui si scontrano i tentativi di dare un resoconto plausibile di un fatto all’apparenza così ovvio.
A partire dall’epoca moderna, con lo sviluppo delle scienze e in particolare della fisica, tali difficoltà hanno assunto uno spessore culturale ancora maggiore, che è venuto crescendo nel corso di tutto l’Ottocento. In seguito, le grandi acquisizioni scientifiche del Ventesimo secolo – la relatività einsteiniana e la meccanica quantistica nel campo della fisica, gli sviluppi delle neuroscienze nello studio dell’uomo – hanno dato un ulteriore contributo all’arricchimento del problema, rendendo sempre più manifesta la sua collocazione tra scienza e filosofia. Se il Novecento ha proiettato di se stesso tutta quella serie di immagini che sono state riassunte nello slogan del “declino delle certezze”, ciò si deve anche, e forse in primo luogo, ai riflessi epistemologici del logoramento di verità per secoli ritenute inscalfibili a causa degli sviluppi scientifici con i quali tale secolo si è aperto.
Da qui la decisione dell’Arifs di dedicare una serie di giornate di studio a mettere in luce le interrelazioni fra la dimensione scientifica e la dimensione filosofica del problema della conoscenza. La terza di queste giornate si terrà a Firenze il prossimo 12 marzo. Come  nei due incontri che la hanno preceduta - quello di Firenze del 2000 e quello di Siena del 2001 - anche in questo caso si è mirato a ‘miscelare’ le relazioni in modo da far emergere entrambe le dimensioni costituenti il problema gnoseologico. Dal punto di vista filosofico, nelle precedenti giornate di Firenze e di Siena ci si è occupati delle questioni poste dallo scetticismo e si sono discussi argomenti quali la natura della verità e dell’oggetto del conoscere, il relativismo e le contrapposizioni fra realismo, idealismo e fenomenismo. Dal punto di vista scientifico si sono toccati temi come la possibilità di estrapolare dalle neuroscienze una concezione naturalizzata della mente e dell’attività conoscitiva, i caratteri della spiegazione scientifica e il dualismo spiegazione/comprensione, la natura della causalità e della probabilità e la giustificazione del procedimento induttivo. Tutti questi argomenti sono stati trattati sia su un piano astratto e generale, sia in relazione a questo o a quell’orientamento di pensiero specialmente importante (per esempio la fenomenologia oppure il naturalismo).
Il Terzo incontro ora in programma si muoverà lungo le direttive collaudate nelle giornate precedenti sviluppando il discorso in più direzioni. Roberta Lanfredini presenterà l’approccio alla conoscenza che caratterizza il modo analitico di fare filosofia, trattando questioni di importanza cruciale come il fondazionalismo e la giustificazione epistemica. Alberto Peruzzi discuterà delle argomentazioni trascendentali. Queste infatti, negli ultimi decenni, sono state fatte oggetto di studi e di riprese approfondite nell’intento di rispondere alle obiezioni scettiche recuperando alcuni aspetti di fondo dell’epistemologia kantiana. Michele Marsonet affronterà un tema centrale dell’odierno dibattito epistemologico, ossia il rapporto tra la cosiddetta ‘immagine manifesta’ e l’‘immagine scientifica’ del mondo per vagliare se, ed eventualmente in quale misura, si possa parlare di un insanabile contrasto fra le due. Paolo Parrini, infine, tornerà sulla controversa questione se la psicoanalisi possa dirsi o no una scienza cercando di mostrare come le risposte possano essere diverse a seconda della prospettiva epistemologica adottata.