Contributo al Convegno "La Filosofia nella Scuola di domani", organizzato dal 25 al 26 settembre 1997, dall'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, la Rivista Informazione filosofica, in collaborazione con l'A.R.I.F.S. e la S.F.I.
Discutere dellinsegnamento della filosofia in relazione alla prossima riforma della scuola risulta particolarmente imbarazzante. Linsegnamento della filosofia come è stato praticato finora in Italia non ha paralleli negli altri paesi simili al nostro, sia per i tipi di scuola nei quali è impartito, sia per il modo in cui è effettuato. La filosofia si insegna nei licei classici, scientifici e magistrali, cioè a un numero molto esteso di studenti e per più anni. Inoltre si tratta di un insegnamento a base storica. Questa situazione è ancora in gran parte eredità della scuola cattolica e risultato della riforma Gentile. Perciò "difendere" linsegnamento della filosofia nel momento in cui si vuole riformare e rinnovare la scuola è piuttosto imbarazzante.
Non è sorprendente che quando si parla di riforma prendano corpo richieste di introduzione di materie nuove, che vanno a scapito di quelle vecchie. La presenza del latino nella nostra scuola secondaria sembra francamente eccessiva, per non parlare del greco, che è disciplina obbligatoria per un gran numero di studenti. E la filosofia sta accanto a queste materie. Paesi che hanno una cultura filosofica originale e più importante della nostra hanno una presenza modesta della filosofia nella scuola secondaria e, anche quando ne hanno introdotto piccole dosi, ne hanno fatto una specie di insegnamento generico, un po edificante, non molto attraente.
Nonostante che la filosofia fosse un pilastro della scuola tradizionale, gesuitico-gentiliana, da molte parti si insiste perché il suo insegnamento venga esteso a tutti. In questo i filosofi si comportano come le corporazioni arrivate da poco sulla scena, che gridano forte, un po per il loro entusiasmo di neofiti, un po per avere qualcosa chiedendo molto. Nelle pretese dei filosofi agiscono almeno due motivazioni. Da un lato persiste il modello gentiliano di scuola, che ora si pretende di estendere a tutti. Sembra una discriminazione insegnare qualcosa soltanto ad alcuni. Quando non è frutto di unidea ossessiva e un po rudimentale di uguaglianza, questa proposta presuppone che la filosofia sia una merce particolarmente preziosa, che verrebbe ingiustamente sottratta a una parte dei nostri ragazzi. E qui compare laltra motivazione: la filosofia viene intesa come una forma di sapere fondamentale, che sta a base delle altre discipline, o alla loro sommità. Tutti sarebbero filosofi inconsapevoli e perciò tutti dovrebbero avere la possibilità di coltivare questa forma di sapere naturale sovrano. La versione più aggiornata della cosa usa la formula per cui la filosofia sarebbe necessaria a formare "cittadini democratici". Fino agli anni settanta si diceva che la scuola, e in particolare la filosofia, dovevano formare cittadini critici. Le mode cambiano, ma può darsi che per essere democratici si debba essere critici. Tutto ciò porrebbe gravi problemi, se fosse preso sul serio. Ho conosciuto pochissimi filosofi dotati di senso critico nella propria disciplina, che pure in qualche modo conoscevano. Ne ho trovati un po di più che pretendevano di esercitare la critica sulle forme di sapere diverse dalla filosofia, che non conoscevano. Del resto lo spirito critico non è indispensabile: ho anche conosciuto ottimi scienziati, letterati, uomini di affari privi del minimo spirito critico. In particolare mi pare indizio di non grande spirito critico sostenere una riforma della scuola imponendo una visione così temeraria della filosofia e del suo insegnamento. Che succede poi se un insegnante non crede nella democrazia? Si fa un esame ideologico? E la maggior parte di coloro che oggi reclamano linsegnamento della cittadinanza democratica non hanno diffidato a lungo della democrazia?
Il carattere storico dellinsegnamento della filosofia solleva non pochi problemi. La gran produzione di manuali ha dato risultati modesti. In essi è tracciata una storia della filosofia elementare, nella quale le vicende di questa disciplina sono quasi sempre narrate in funzione del punto al quale la si vuole fare arrivare. Tuttavia non è facile trovare alternative a questo tipo di insegnamento. È stata proposta la lettura diretta di testi. Ma chi ha esperienza effettiva di testi filosofici sa quanto sia difficile renderli non soltanto interessanti ma semplicemente comprensibili. Gran parte della cultura umanistica si basa appunto sulla difficoltà di accedere ai testi considerati canonici. Qualcuno ha proposto di insegnare logica, epistemologia, filosofia del linguaggio, etica e così via. Alcune di queste proposte rispondono a mode di oggi o di ieri, e non è facile immaginare un insegnamento di queste discipline nelle scuole secondarie.
Io credo che sarebbe meglio, anziché rivendicare la presenza della filosofia in tutte le scuole secondarie, mettere un po di filosofia nella formazione degli insegnanti, che oggi qualcuno vorrebbe affidare esclusivamente ai pedagogisti. Potrebbero essere gli insegnanti che utilizzano le nozioni filosofiche nelle loro discipline specifiche. E poi la filosofia potrebbe essere studiata da chi lo vuole, come materia opzionale o allinterno di aree disciplinari oggetto di scelta.
Oggi tutti dicono che la scuola deve essere formativa, deve preparare a essere cittadini e a trovare un posto nella società, ma nello stesso tempo deve rendere i cittadini capaci di imparare da sé e dar loro il desiderio di educarsi continuamente. Dette così, sono tutte ottime cose, ma è come dire che si vuol essere sani ed avere le forze per fare ciò che più soddisfa. Queste considerazioni sono ovvie e non aiutano a risolvere il problema. Non credo che nessuno abbia la soluzione in tasca. Allora è forse meglio incominciare di qui, esercitare dubbi e spirito critico ciascuno a casa propria e non sventolare ricette massimalistiche.