L'età di Augusto

Durante l’età di Augusto si apre, all’incirca dopo la battaglia di Azio, una fase di concordia e di ricostruzione.

I più grandi poeti romani (la maggior parte, piccoli proprietari terrieri), legati a Mecenate e ad Ottaviano, non hanno alcun rimpianto per la "res publica" aristocratica di Cicerone; essi hanno sentito sulla loro pelle il bagno di sangue provocato dai "repubblicani" uccisori di Cesare. L’ideologia augustea è un’operazione politico-culturale in cui i poeti hanno spesso un ruolo attivo ed individuale. Il nuovo potere trae la sua legittimazione dalla necessità di porre fine alle guerre civili, anche se Ottaviano, prima che uomo di pace e fondatore del nuovo equilibrio, è stato un distruttore, un protagonista di quello stesso scontro.

 Virgilio

Nella prima opera di Virgilio, le Georgiche, il giovane Ottaviano si profila come l’unico che può salvare il mondo civilizzato dalla decadenza e dalla guerra civile: egli appare, quindi, trionfatore e portatore di pace.
Emergono precise convergenze tra Virgilio e la propaganda ideologica augustea, quale l’esaltazione delle tradizioni dell’Italia contadina e guerriera.

Nell’Eneide, il nuovo eroe epico, Enea, celerà nel suo animo tormentato gravi contraddizioni: sarà chiamato a fondare la nuova città del futuro, ma per farlo dovrà combattere e affrontare gravi sensi di colpa. Enea - sottolinea Virgilio - non provoca la guerra, ma non può neppure evitare di farsi vendicatore; dovrà persino, e sarà la prova più dura, uccidere con furia un nemico che chiede clemenza.
La guerra che Enea conduce nel Lazio divide popoli sostanzialmente simili e vicini tra loro: in questo senso il conflitto, voluto da potenze demoniache, è una guerra fratricida.
I lettori di Virgilio si trovano dinanzi alla necessità della vittoria voluta dal fato; essi partecipano alle sofferenze degli individui, accettano l’oggettività epica, che contempla dall’alto il grande ciclo provvidenziale della storia e la soggettività tragica.
In epoche di culto dello stato e d’imperialismo nazionalista, l’augusteismo dell’Eneide è diventato per molti un ideale: i regimi fascisti europei hanno ripreso con forme d’arte "classica" la tendenza autoritaria e bellicosa della romanità.
Il libro sesto dell’Eneide è un brano di poesia celebrativa di Augusto e della gloria di Roma ed anche espressione dell’ideologia di Virgilio che condivide l’idea della grandezza di Roma e la funzione di Augusto come sommo garante della pace interna e della sicurezza dei confini.

 Orazio

 L’immagine di Orazio cantore della grandezza di Roma e dei "valori eterni" dell’impero può essere oggi valutata al di fuori della retorica romana. Anche la lode del principe sfugge alle movenze cortigiane dell’encomio ellenistico, per dar voce alla sincera gratitudine nei confronti del pacificatore dell’Impero.
Nelle sue scelte letterarie, Orazio rifiuta la poesia epica, dalla quale lo stesso Apollo lo distoglie: egli dunque non sarà il cantore della guerra, ma il cantore della pace.
L’ode "Pax Augusta" è del 13 a.C., un momento politico in cui il tema della pace e della sicurezza ai confini dell’impero era particolarmente vivo nella propaganda del regime: proprio in quell’anno, infatti, il Senato decretò l’erezione di un altare alla Pax Augusta.
Egli sviluppa più tardi un nuovo mito che ripudia i suoi doveri di "civis", i valori gloriosi del cittadino - soldato, contrapponendo alle durezze della guerra la dolcezza dell’amore: è a questa sfera che egli trasferisce tutto il suo impegno morale, fino alla dedizione assoluta ( eroe non di guerra, ma - ossimoricamente - d’amore).

Albio Tibullo

Famoso rappresentante dell’elegia è Albio Tibullo, cantore del mito della pace agreste. E’ forte in lui il bisogno di rifugio a cui si affianca il tema della pace. L’antimilitarismo, l’esecrazione della guerra e dei suoi orrori (che trova corrispondenza in una diffusa esigenza di pace avvertita dalla cultura del tempo, dopo la lunga stagione delle guerre civili), si accorda col vagheggiamento di questo mondo ideale, popolato da persone semplici, riscaldato dall’amore di una donna fedele.

 Ovidio

Ultimo dei grandi poeti augustei, Ovidio, resta sostanzialmente estraneo alla sanguinosa stagione delle guerre civili: quando entra nella scena letteraria, la pace è consolidata e cresce l’aspirazione a forme di vita più pacifiche, a un costume meno severo, agli agi e alle raffinatezze che le conquiste orientali hanno fatto conoscere. Di queste aspirazioni Ovidio si fa interprete ed elabora un tipo di poesia che corrisponde in maniera sensibile al gusto, allo stile di vita dominato dal "cultus" e dalle sue raffinatezze.

Livio

Nel "Princeps terrarum populus", Livio risulta consapevole del fatto che Roma non ha un unico condottiero ma è in grado di risollevarsi dalle episodiche sconfitte contando sull’intero popolo armato, anche se specifica che l’invincibile potenza militare può sussistere solo finché perdura l’amore della pace e la cura della civile concordia.

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