Prof. Giuseppe Cambiano, Scuola Normale Superiore di Pisa

Il Terzo umanesimo e le etiche antiche

Nelle ultime opere pubblicate da Foucault, in “Dopo la virtù” di McIntyre e in vari scritti di Martha Nussbaum sono elaborati i concetti di formazione di sé, di fioritura umana e di comunitarismo, che in vari modi presentano una certa area di famiglia con tematiche e problemi discussi nella Germania del primo dopoguerra nel cosiddetto Terzo Umanesimo, che ebbe il suo più cospicuo rappresentante in Werner Jaeger. In scritti dedicati a un ampio pubblico e poi nel primo volume di Paideia, comparso alla fine del 1933, Jaeger individuò appunto come concetto fondamentale della cultura greca quello di paideia intesa come formazione dell’ uomo secondo un modello ideale di eccellenza, che improntò l’etica antica, in particolare quella di Platone. In questa prospettiva era presupposto un legame inscindibile fra politica e morale, mentre era assente una distinzione tra etica pubblica e etica privata. Quando, dopo l’ avvento del nazismo, Jaeger emigrò negli Usa, questo quadro teorico venne modificandosi e nei volumi successivi di Paideia l’ etica di Platone fu ancorata sempre più strettamente a un orizzonte teologico, con conseguente indebolimeto della prospettiva politica, ricondotta semplicemente alla costruzione di uno stato dentro l’ anima.