Comparazioni

 Interventi di studenti della classe V sez. B indirizzo Linguistico Brocca, A.s. 2007/08,
Liceo Classico Statale "F.Capece", Maglie (Lecce),
Insegnante prof.ssa Antonia Turchiuli. 
 

 

Federica Paglialunga, Dell'amore per l'umanità (Comparazione).

 

Chiara Pesino, Considerazioni e comparazioni sul problema della compatibilità tra il principio dell’autodeterminazione dei popoli e i diritti umani.

 


 

Federica Paglialunga, Dell'amore per l'umanità (Comparazione).

Il prof. Bovero organizza la sua tesi riguardo la compatibilità tra il diritto all’autodeterminazione dei popoli e la garanzia dei diritti fondamentali di libertà individuale; da un lato, sostiene che i diritti alla cultura non vanno concretizzati nella nascita di uno stato etnico, né trasformati in diritti politici; pena il loro divenire un possibile strumento di oppressione di altri gruppi.
Il prof. Waldenberg invece, considera la problematica della nazione nell’ambito dell’ideologia comunista e sostiene che, nella filosofia della storia dei comunisti, la nazione ha solo una posizione subordinata. Lo sviluppo dell’economia mondiale ha condotto all’interdipendenza delle nazioni. Marx ed Engels hanno sottovalutato l’importanza delle differenze nazionali: la problematica della nazione, infatti, compare solo a margine di relazioni relative ad altri problemi. Fu Lenin ad occuparsi di questa problematica, a partire dal XX secolo. Egli sosteneva che il partito del proletariato doveva relazionarsi ai diversi aspetti della problematica ed adeguarsi alle esigenze della lotta di classe. Lenin sostiene infatti che i vantaggi delle masse che i grandi stati comportano sia nel progresso economico sia negli interessi di classe non si possono negare, ma quei vantaggi aumenteranno sempre più con lo sviluppo del capitalismo. Con la formazione dell’URSS fu necessaria l’elaborazione dei principi di politica nazionale adatti alla nuova situazione.
Il prof. Jakir esprime la sua opinione riguardo il concetto di nazione nell’Europa centro-orientale, ponendo la sua questione: da una parte il fallimento della costruzione delle nazioni come fallimento di principio e dall’altra, invece, come tale principio sia alimentato da fattori specifici, che impediscono la formazione delle nazioni. Si deve separare quindi il percorso dell’Europa centrale, che segue un modello associativo, dal percorso dell’Europa orientale, dove gli stati e le nazioni si sono creati per dissociazione. Se si analizza il concetto di nazione come “gruppo di noi” si realizza che esso è un costrutto importante nell’Europa dell’est; le diverse aree geografiche che dovevano unirsi in un unico stato presentavano situazioni differenti.
Contrariamente all’affermazione secondo la quale le nazioni moderne siano recenti, il nazionalismo invece avanza la tesi che esse esistano da sempre. Conciliare il diritto all’autodeterminazione nazionale con gli altri diritti è stata la strategia per omogeneizzare il territorio. Nella seconda metà dell’Ottocento si è creato il principio della nazionalità secondo il quale era decisiva l’integrazione tra stato e nazione, anche se si può distinguere tra concezione soggettiva di nazione (la nazione come risultato di decisioni individuali) e condizione oggettiva (la nazione come società chiusa a cui si appartiene).

 


Chiara Pesino, Considerazioni e comparazioni sul problema della compatibilità tra il principio dell’autodeterminazione dei popoli e i diritti umani.

 Nell’analizzare questo documento del prof. Bovero, vorrei soffermarmi dapprima su un punto che mi sembra cruciale.
Più volte il docente ha espresso allegoricamente un "fantasma dai mille volti" riferendosi inizialmente alla nazione e successivamente al concetto di "popolo".
A primo impatto l’affermazione sembra quasi una "doccia fredda" perché, in un certo senso, sconvolge le pregresse conoscenze al riguardo; ovviamente mi riferisco al concetto volontaristico di Nazione (contrapposto a quello elettivo ) , allo jus soli e allo jus sanguinis precedentemente analizzati.
È facilmente intuibile che questo trapasso sembra così inverosimile vista la materia di cui si occupa il professore ( filosofia e non storia o scienze politiche come nel caso degli altri docenti che si sono interessati alla problematica dello Stato nazionale ), dunque il suo orientamento razionalista che si concretizza quindi in una visione tendenzialmente cosmopolita della realtà.
Questi fatti dunque si presentano come delle aggravanti generando in definitiva una sorta di "incompatibilità di status" tra il professore ( e le sue teorie) e il concetto di nazione e tutto ciò che ne deriva.
Ed eccoci dunque al punto di partenza: il fantasma dai mille volti. La spiegazione di questa affermazione è radicata nella convinzione di Bovero che la Nazione sia una contraffazione perché costruzione a posteriori spacciata per realtà esistente a priori, un prodotto rivendicato ingiustamente come un presupposto. In effetti, se dovessimo attuare una sorta di "riordino cronologico", ci renderemmo conto che la nascita della Nazione è posteriore a quella dei nazionalismi.
Dunque, in questo caso, l’intero quadro si capovolgerebbe e questa tematica apparirebbe sotto una luce diversa, quella che lo stesso professore ci propone all’insegna della prudenza e dello scetticismo.
Ed è proprio a proposito di nazionalismi che il docente descrive accuratamente in tre tipi: quelli "integrativi" che portano alla nascita delle Nazioni a partire da piccole comunità di convivenza, quelli "smembranti" che dipendono dalla disgregazione di imperi multi-etnici e infine quelli "aggressivi" che hanno contribuito allo scoppio delle due Guerre Mondiali.
Questo discorso intorno al nazionalismo mi richiama alla mente in primo luogo, la teoria del prof. Levi riguardante la distinzione tra "nazionalismi buoni" che portano alla nascita dello Stato nazionale e "nazionalismi cattivi" che, basandosi su pregiudizi, innescano dei processi auto-distruttivi che portano alla disgregazione dello stesso.
In secondo luogo si potrebbe riprendere la teoria del prof. Jakir riguardante il processo associativo della Nazione (costruttivo) e quello dissociativo (distruttivo).
Tra l’altro l’argomentazione del prof. Bovero fa intuire quanto sia lontana la sua visione riguardo lo Stato nazionale da quella di alcune personalità come lo studioso francese Ernest Renan. Quest’ultimo infatti sostenne l’esistenza di una sorta di osmosi tra nazione e cittadinanza; al contrario il docente torinese non lo presenta per scontato. Anzi parla di "lotta tra fantasmi": la nazione e il popolo. Egli argomenta la sua tesi affermando come la presenza di uno di questi due elementi non implichi la presenza dell’altro. In effetti diversi popoli non hanno un territorio sul quale vivere e combattono per la conquista dello stesso; viceversa vi sono anche Stati nazionali che non possono vantare una popolazione.
Tutto ruota dunque intorno alle definizioni "etnia" e "cultura" molte volte fraintese. Forse potremmo dire che il primo termine si riferisce all’idea della generazione, della discendenza, della stirpe. Però, dato che nessun raggruppamento è sensatamente riconducibile ad un’unica etnia di cui si possa rintracciare la discendenza pura, allora l’etnia stessa risulterà un mito e, per un motivo perfettamente identico, anche la cultura risulterà un pregiudizio?
Dunque a questo punto è ovvio anche il contrasto con la visione diametralmente opposta del tedesco David Friedrich Strass riguardante la "Kulturnation" (appunto "nazione culturale").
In ultima analisi il prof. Bovero enuncia l’incompatibilità di principio tra il diritto all’autodeterminazione dei popoli e i diritti fondamentali di libertà individuale. Si tratta di quel principio dell’autodeterminazione che il prof. Levi ha presentato come "il diritto di ogni Nazione a fare ciò che vuole all’interno dei propri confini".
Questo diritto, molto spesso considerato come un mezzo per la liberazione dei popoli oppressi dall’egemonia di un potere imperialista, potrebbe essere d’importanza preponderante per la rivendicazione dei diritti fondamentali. In realtà non è così, perché molte volte, forse a sproposito, il principio dell’autodeterminazione dei popoli viene invocato per opprimere minoranze indifese e per violare diritti umani sotto la falsa attenuante che la nazionalità dominante e le altre nazionalità comprese nei confini dello Stato nazionale non abbiano gli stessi diritti. 
E proprio la storia "magistra vitae" a mio parere, ne dimostra la veridicità. Stragi come quelle degli Armeni, dei Serbi e dei Croati ci hanno fatto convincere definitivamente che il principio di autodeterminazione non abbia nulla a che fare con la democrazia e la salvaguardia dei diritti umani.