Dialogo 1

 Alcuni alunni della classe IV B Linguistico Brocca del Liceo Statale Francesca Capece, dopo aver affrontato accuratamente i temi trattati nei documenti dei professori Della Peruta, Levi e Manfrass-Sirjacques, si confrontano, esprimendo ognuno il proprio pensiero su Nazione, identità nazionale e Stato.

Raffaele Paiano. Le prime riflessioni sul tema della Nazione furono affrontate da Rousseau, Herder e Schlegel.
Per Rousseau, gli uomini escono dallo stato di natura ed entrano in quello civile in seguito ad un contratto sociale.
Attraverso di esso ogni individuo cede alla comunità la propria libertà e il proprio potere decisionale che aveva nel precedente stato di natura; rinuncia,così, ad esercitare la propria volontà particolare contribuendo a formare la volontà generale.
Egli non si preoccupa del fatto che con il patto l’uomo possa diventare meno libero, crede, al contrario, che si venga a trovare in una condizione di libertà maggiore, fondata sulla ragione e sulla consapevolezza che la sua volontà coincida con la volontà generale.
In Gottfried Herder, sono meno forti il senso e il valore della nazione; inoltre, egli respingeva le razze, perché queste, data la loro mescolanza, non gli sembravano un valido criterio di identificazione nazionale.
Il letterato Friedrich Schlegel, uno degli esponenti del romanticismo, ha mostrato particolare interesse al rilievo della singola stirpe etnica, legata dalla discendenza di sangue.

Iris Sarcinella. Si può iniziare con lo specificare il significato di Nazione, che, come afferma il prof. F. Della Peruta, è una collettività di individui insediati in un territorio e legati fra loro da una comunanza di tradizioni storiche di lingua, di costumi e di religione.
Col passare del tempo nella storia l’idea di Nazione assume grande rilievo politico e culturale e nonostante ciò molti politici non si occuparono di questo aspetto al quanto importante.
Giuseppe Mazzini fu il primo fra tutti, considerato il principale esponente della lotta per la creazione di un’Europa fatta di nazioni autonome.
Per tale motivo, la Nazione era connessa all’umanità ed era perciò uno strumento per realizzare una sincera unione fra i popoli.
Con Mazzini l’idea di unificazione dell’Italia divenne un sentimento politico, l’Italia doveva essere nello Stato unita, indipendente e repubblicana, quindi il compito della Giovine Italia era quello di essere buoni cittadini e quindi fedeli alla Repubblica.
Mazzini per un lungo periodo non venne visto di buon occhio, ma oggi i fatti dimostrano il contrario.
Se oggi l’Italia è una Nazione Unita lo dobbiamo solo a lui.

Chiara Stefani. La fedeltà, nel suo significato generale, ma intesa anche come fedeltà nazionale è una specie d’impegno morale proprio di chi si obbliga a rispettare particolari doveri. Essa è esplicitamente prevista dalla Costituzione italiana per cui “tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica”, dove oggetto di tale dovere è il contenuto materiale della Costituzione stessa; i valori, in altre parole, istituzionalmente desumibili dagli stessi principi.
La violazione di tale dovere è sanzionata penalmente.
In un certo senso la fedeltà si identifica con la fedeltà alla Costituzione e all’ordinamento da essa introdotto.
Ma, la fedeltà nazionale è un principio ancora vivo e presente nella società in cui oggi viviamo, oppure gli eventi storici e politici ne hanno mutato lo spirito?
Sicuramente essa è ancora presente in quanto ha come scopo primario quello di garantire i principi costituzionali che danno forma all’identità della Repubblica, quei principi che assicurano la permanenza dell’unità delle istituzioni repubblicane.
Sicuramente essa non è scomparsa del tutto, forse è stata “un po’ accantonata”, a causa delle “ bizzarrie” della globalizzazione….

Benedetta Fedele. Il carattere tipico del comportamento nazionale non dipende dalle tradizioni, dalla cultura, dalla lingua, ma consiste nell’atteggiamento di fedeltà del singolo nei confronti della nazione, intesa come insieme degli individui “accomunati da tradizioni, cultura e lingua”. Tuttavia, non si può parlare di un comportamento quasi di “devozione” dell’individuo, o comunque di un impegno morale, in quanto è, piuttosto, lo Stato a pretendere dai cittadini tale comportamento; tant’è vero che, già dal momento in cui il controllo dei valori linguistici, morali e culturali passò nelle mani dello Stato, questo soppresse tutti i legami spontanei degli uomini verso altre comunità della nazione, per impedire che potessero indebolire quella fedeltà assoluta.

Federica Paglialunga. Nella Carta delle Nazioni Unite firmata a S. Francisco il 26 giugno 1945 si scrive “niente sarà interpretato come autorizzante o incoraggiante, qualunque azione che smentirebbe in tutto o in parte, l’integrità territoriale o unità politica di Stati sovrani indipendenti che si comportano in conformità con il principio di autodeterminazione e uguaglianza, perciò dotati di un governo rappresentativo dell’intero popolo appartenente al territorio senza distinzione di razza, credo o colore."
Una lettura strumentale esenterebbe di fatto dall’obbligo di rispettare il diritto di autodeterminazione qualsiasi stato che non sia scopertamente razzista o teocratico.
Appare cruciale, pertanto, stabilire se uno stato, sia esso pure dotato di forme di rappresentanza di tutte le popolazioni dimoranti entro i suoi confini, possa essere ritenuto conforme al diritto di autodeterminazione, qualora esso postuli la propria indivisibilità e preveda il perseguimento con la forza di qualsiasi atto che non si conformi a tale postulato. Da questo si evince la necessità di una ulteriore evoluzione giuridica e concettuale che conduca, contro mille resistenze, a risolvere le ambiguità e le aporie venutesi a creare, a sviluppare l’enorme potenziale insito nel principio di autodeterminazione.

Ludovica Bruno. Dopo aver esposto il significato e l’importanza del diritto di cittadinanza, è altrettanto necessario sottolineare in cosa consista il principio di autodeterminazione. Questa esigenza si manifestò per la prima volta nel periodo in cui la Francia era impegnata nella Rivoluzione. Significativo fu uno scontro tra girondini e giacobini. I primi miravano ad un sistema federale al contrario dei loro avversari che si opponevano apertamente e liberamente alla nascita delle regioni. Era molto lontana da loro l’idea di poter garantire dei diritti alle minoranze. Affermare questo principio, infatti, significa rendere indipendenti i diversi popoli stanziati in un unico Stato; il concetto di autodeterminazione sia individuale che collettiva lo possiamo trovare alla base dello Stato nazionale: rispetto ad altre definizioni di Nazione che mettevano in risalto le differenze dal punto di vista della cultura, della lingua, della religione, qui possiamo trovare un carattere giuridico che delinea dei parametri ben precisi che ci permettono di giungere all’identificazione di uno Stato nazionale.  

Chiara Stefani. Come sottolinea F. Manfrass-Sirjacques, con il diritto di cittadinanza è considerato cittadino colui che è nato sul territorio della nazione. In termini giuridici la cittadinanza è la condizione del cittadino al quale l’ordinamento giuridico riconosce la pienezza dei diritti civili e politici.
La cittadinanza può essere acquisita:
secondo lo ius sanguinis (diritto di sangue) per il fatto della nascita da un genitore in possesso della cittadinanza;
secondo lo ius soli (diritto del suolo) per il fatto di essere nato sul territorio dello Stato.
La cittadinanza oltre a prevedere dei diritti prevede anche e soprattutto dei doveri che non sempre vengono rispettati.
Successivamente, nel corso della storia, il principio di autodeterminazione è un principio che dovrebbe essere alla base di ogni società civile. Esso si è affermato all’indomani della seconda guerra mondiale.
 

Questo breve iter presenta i concetti base sui quali verranno poste le pietre per far nascere un grande edificio che rispecchia tutte queste caratteristiche: questo grande edificio è lo Stato nazionale. Grazie ai documenti di Della Peruta, Levi e Manfrass-Sirjacques abbiamo maturato in particolar modo questi principi ritenuti da noi maggiormente rilevanti e fondamentali.