LICEO SCIENTIFICO STATALE “ENRICO FERMI” BOLOGNA

REFERENDUM SULLA FECONDAZIONE ASSISTITA


 
Conservare o modificare la Legge 40/2004?

 

Coordinatrice del progetto: 

Professoressa Patrizia Giusti

 

 

 

 

Relazione di:

Alessandro Acquaderni
Agnese Angellotti
Matteo Capitò
Stefano Fontana
Bianca Gherardi
Federica Poluzzi

 

                                                               

Anno scolastico 2004/2005

Classe IIIG

 Introduzione 

Abbiamo ritenuto importante prima di affrontare un argomento così delicato definire, innanzitutto, che cos’è e come funziona la procreazione assistita.

Fondamentalmente si divide in cinque pratiche:

 

  1. IUI Inseminazione intrauterina

 

» A chi è indicata:

Questa tecnica è consigliata nei casi di infertilità "idiopatica". È quella in cui non si riesce a risalire a una causa vera e propria che impedisce la gravidanza.

 

» Come funziona:

Per prima cosa, la donna segue una terapia a base di farmaci che stimolano la crescita dei follicoli. Quando hanno raggiunto la giusta maturazione, in coincidenza dell'ovulazione, il medico preleva un campione del liquido seminale del partner e, attraverso un catetere, lo trasferisce nell'utero.

 

» L'esito:

Dopo un paio di settimane, con un esame del sangue si controlla il dosaggio del B-HCG (Beta-Gonadotropina corionica umana), un ormone che viene prodotto dall'embrione quando si è impiantato. In caso positivo, vuol dire che la gravidanza è iniziata.

 

 

  1. FIVET Fecondazione in vitro

 

» A chi è indicata:

È il metodo più diffuso per cercare di risolvere la maggior parte dei problemi di sterilità, sia maschile sia femminile.

 

» Come funziona:

Come per l'inseminazione intrauterina, anche in questo caso si comincia con una cura utile a stimolare la funzione ovarica. Poi, al momento dell'ovulazione, il medico preleva degli ovociti dai follicoli. Si tratta di un piccolo intervento che viene eseguito in anestesia generale, in cui il medico aspira gli ovociti per mezzo di un ago fatto passare attraverso la parete vaginale. Dopo circa un paio d'ore, la donna può tornare a casa. Gli ovociti vengono quindi messi in una provetta insieme a un campione di spermatozoi del partner e, dopo 18 ore, si controlla se è avvenuta la fecondazione. In caso positivo, gli ovociti fecondati vengono lasciati in provetta ancora per circa un giorno e mezzo in modo da verificarne lo sviluppo. A questo punto, i pre-embrioni che si formano vengono trasferiti nell'utero attraverso un piccolo catetere. L'intervento è veloce e indolore.

 

» L'esito:

Trascorse due settimane viene effettuato il dosaggio dell'ormone B-HCG. In caso positivo, la gravidanza segue il suo corso naturale.

 

 

  1. L'ICSI, se lui ha pochi spermatozoi

 

L'ICSI è una sigla che sta per Iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo» .

A chi è indicata:

Questo tipo di tecnica viene generalmente preferita quando il partner ha pochi spermatozoi. Oppure quando sono poco vitali, cioè si muovono troppo lentamente per riuscire a raggiungere le ovaie e a penetrare spontaneamente nell'ovulo.

 

» Come funziona:

Per prima cosa, il medico preleva dalla donna un campione di ovociti, come si fa con la Fivet. Poi inietta gli spermatozoi direttamente all'interno degli ovociti.

 

» L'esito:

Dopo 18 ore, si controlla se è avvenuta la fecondazione e, dopo un giorno e mezzo, se tutto è andato bene, i pre-embrioni vengono trasferiti nell'utero con lo stesso procedimento che si utilizza per la Fivet.

 

 

  1. La GIFT, per i piccoli problemi

 

La GIFT è letteralmente il "trasferimento in utero dei gameti".

» A chi è indicata:

È adatta quando ci sono dei piccoli problemi all'apparato genitale femminile e maschile che ostacolano il naturale raggiungimento dell'utero da parte degli spermatozoi.

 

» Come funziona:

Anche in questo caso viene effettuata la stimolazione della crescita follicolare. Quindi vengono prelevati gli ovociti e uniti agli spermatozoi del partner. Con un sottilissimo catetere il tutto viene iniettato subito all'interno della tuba dove avviene la fecondazione.

 

» L'esito:
Rispetto alle altre tecniche, con la Gift anche le primissime fasi di sviluppo del pre-embrione avvengono nella tuba, cioè nell'ambiente naturale, anziché in laboratorio. L'intervento però viene effettuato in laparoscopia, cioè con una piccola operazione eseguita in anestesia generale.

 

 

  1. La terapia ormonale

 

Quasi tutte le tecniche di inseminazione assistita prevedono per prima cosa una terapia utile a stimolare la funzione delle ovaie. In pratica, la donna assume farmaci che contengono due ormoni: l'Fsh (ormone follicolostimolante, responsabile della maturazione dei follicoli) e l'Lh (ormone luteinizzante, che controlla l'ovulazione). «I dosaggi variano da donna a donna» spiega Andrea Borini, presidente Cecos, la più importante rete di centri di procreazione assistita in Italia. «E, per tutto il periodo della cura, il medico tiene sotto osservazione il lavoro delle ovaie facendo delle ecografie periodiche. In più, attraverso le analisi del sangue, verifica i livelli di estradiolo, l'ormone prodotto dai follicoli in fase di crescita. Questi controlli servono per capire quando i follicoli sono maturi, evitando di stimolarli troppo a lungo con i farmaci».

 

A questo punto, per favorire l'ovulazione, si prescrive una terapia a base di B-HCG (beta-gonadotropina corionica umana). E, dopo circa 37 ore, si procede a prelevare gli ovociti dai follicoli: inizia così il momento dell'inseminazione. Ma quali problemi può incontrare una donna durante questo percorso? «La complicazione più frequente è la sindrome da iperstimolazione ovarica» continua Andrea Borini. «Perché si manifesti non è ancora chiaro. Nella maggior parte dei casi, però, è molto lieve. E si riconosce da questi sintomi: ingrossamento delle ovaie, pancia gonfia e leggera nausea. Ma tutto si risolve da sé, senza farmaci».

 

 


Legge 19 febbraio 2004, n. 40

In materia di procreazione assistita

 

"Norme in materia di procreazione medicalmente assistita" pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 45 del 24 febbraio 2004

 

CAPO I

PRINCIPI GENERALI

ART. 1

(Finalità)

 

1. Al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla presente legge, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito.

 

2. Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità.

 

ART. 2

(Interventi contro la sterilità e l’infertilità)

 

1. Il Ministro della salute, sentito il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, può promuovere ricerche sulle cause patologiche, psicologiche, ambientali e sociali dei fenomeni della sterilità e della infertilità e favorire gli interventi necessari per rimuoverle nonché per ridurne l'incidenza, può incentivare gli studi e le ricerche sulle tecniche di crioconservazione dei gameti e può altresì promuovere campagne d’informazione e di prevenzione dei fenomeni della sterilità e della infertilità.

 

2. Per le finalità di cui al comma 1 è autorizzata la spesa massima di 2 milioni di euro a decorrere dal 2004.

 

3. All'onere derivante dall'attuazione del comma 2 si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2004-2006, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2004, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero della salute. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

CAPO II

ACCESSO ALLE TECNICHE

 

ART. 4

(Accesso alle tecniche)

 

1. Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l'impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico.

2. Le tecniche di procreazione medicalmente assistita sono applicate in base ai seguenti princípi:

 

a) gradualità, al fine di evitare il ricorso ad interventi aventi un grado di invasività tecnico e psicologico più gravoso per i destinatari, ispirandosi al principio della minore invasività;

 

b) consenso informato, da realizzare ai sensi dell'articolo 6.

 

3. È vietato il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo.

 

ART. 5

(Requisiti soggettivi)

 

1. Fermo restando quanto stabilito dall'articolo 4, comma 1, possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi.

 

ART. 6

(Consenso informato)

 

1. Per le finalità indicate dal comma 3, prima del ricorso ed in ogni fase di applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita il medico informa in maniera dettagliata i soggetti di cui all'articolo 5 sui metodi, sui problemi bioetici e sui possibili effetti collaterali sanitari e psicologici conseguenti all'applicazione delle tecniche stesse, sulle probabilità di successo e sui rischi dalle stesse derivanti, nonché sulle relative conseguenze giuridiche per la donna, per l'uomo e per il nascituro. Alla coppia deve essere prospettata la possibilità di ricorrere a procedure di adozione o di affidamento ai sensi della legge 4 maggio 1983, n. 184, e successive modificazioni, come alternativa alla procreazione medicalmente assistita. Le informazioni di cui al presente comma e quelle concernenti il grado di invasività delle tecniche nei confronti della donna e dell'uomo devono essere fornite per ciascuna delle tecniche applicate e in modo tale da garantire il formarsi di una volontà consapevole e consapevolmente espressa.

 

2. Alla coppia devono essere prospettati con chiarezza i costi economici dell'intera procedura qualora si tratti di strutture private autorizzate.

 

3. La volontà di entrambi i soggetti di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è espressa per iscritto congiuntamente al medico responsabile della struttura, secondo modalità definite con decreto dei Ministri della giustizia e della salute, adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Tra la manifestazione della volontà e l'applicazione della tecnica deve intercorrere un termine non inferiore a sette giorni. La volontà può essere revocata da ciascuno dei soggetti indicati dal presente comma fino al momento della fecondazione dell'ovulo.

 

4. Fatti salvi i requisiti previsti dalla presente legge, il medico responsabile della struttura può decidere di non procedere alla procreazione medicalmente assistita, esclusivamente per motivi di ordine medico- sanitario. In tale caso deve fornire alla coppia motivazione scritta di tale decisione.

 

5. Ai richiedenti, al momento di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, devono essere esplicitate con chiarezza e mediante sottoscrizione le conseguenze giuridiche di cui all'articolo 8 e all'articolo 9 della presente legge.

 

CAPO III

DISPOSIZIONI CONCERNENTI LA TUTELA DEL NASCITURO

 

ART. 8

(Stato giuridico del nato)

 

1. I nati a seguito dell'applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita hanno lo stato di figli legittimi o di figli riconosciuti della coppia che ha espresso la volontà di ricorrere alle tecniche medesime ai sensi dell'articolo 6.

 

ART. 9

(Divieto del disconoscimento della paternità e dell'anonimato della madre)

 

1. Qualora si ricorra a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo in violazione del divieto di cui all'articolo 4, comma 3, il coniuge o il convivente il cui consenso è ricavabile da atti concludenti non può esercitare l'azione di disconoscimento della paternità nei casi previsti dall'articolo 235, primo comma, numeri 1) e 2), del codice civile, né l'impugnazione di cui all'articolo 263 dello stesso codice.

 

2. La madre del nato a seguito dell'applicazione di tecniche di procreazione medicalmente assistita non può dichiarare la volontà di non essere nominata, ai sensi dell'articolo 30, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396.

 

3. In caso di applicazione di tecniche di tipo eterologo in violazione del divieto di cui all'articolo 4, comma 3, il donatore di gameti non acquisisce alcuna relazione giuridica parentale con il nato e non può far valere nei suoi confronti alcun diritto né essere titolare di obblighi.

 

 

CAPO VI

MISURE DI TUTELA DELL'EMBRIONE

 

ART. 13

(Sperimentazione sugli embrioni umani)

 

1. È vietata qualsiasi sperimentazione su ciascun embrione umano.

 

2. La ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano è consentita a condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell'embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative.

 

3. Sono, comunque, vietati:

 

a) la produzione di embrioni umani a fini di ricerca o di sperimentazione o comunque a fini diversi da quello previsto dalla presente legge;

 

b) ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni e dei gameti ovvero interventi che, attraverso tecniche di selezione, di manipolazione o comunque tramite procedimenti artificiali, siano diretti ad alterare il patrimonio genetico dell'embrione o del gamete ovvero a predeterminarne caratteristiche genetiche, ad eccezione degli interventi aventi finalità diagnostiche e terapeutiche, di cui al comma 2 del presente articolo;

 

c) interventi di clonazione mediante trasferimento di nucleo o di scissione precoce dell'embrione o di ectogenesi sia a fini procreativi sia di ricerca;

 

d) la fecondazione di un gamete umano con un gamete di specie diversa e la produzione di ibridi o di chimere

 

4. La violazione dei divieti di cui al comma 1 è punita con la reclusione da due a sei anni e con la multa da 50.000 a 150.000 euro. In caso di violazione di uno dei divieti di cui al comma 3 la pena è aumentata. Le circostanze attenuanti concorrenti con le circostanze aggravanti previste dal comma 3 non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste.

 

5. È disposta la sospensione da uno a tre anni dall'esercizio professionale nei confronti dell'esercente una professione sanitaria condannato per uno degli illeciti di cui al presente articolo.

 

 

Questo è ciò di fronte a cui ci siamo trovati noi, studenti di IIIG.

 


 

Referendum popolare  n. 1 (Scheda di votazione di colore celeste)

Procreazione medicalmente assistita | Limite alla ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni | Abrogazione parziale

Volete voi che sia abrogata la legge 19 febbraio 2004, n. 40,  avente ad oggetto  "Norme in materia di procreazione medicalmente assistita", limitatamente alle seguenti parti: art. 12, comma 7, limitatamente alle parole: «discendente da un'unica cellula di partenza, eventualmente»; art. 13, comma 2, limitatamente alle parole: «ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell'embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative»; art. 13, comma 3, lettera c), limitatamente alle parole: «di clonazione mediante trasferimento di nucleo o»; art. 14, comma 1, limitatamente alle parole: «la crioconservazione»?

Per consentire nuove cure per malattie come l’Alzheimer, il Parkinson, il diabete, la sclerosi, le cardiopatie, i tumori.

Il quesito propone di abrogare norme – tra cui quella riguardante il divieto di crioconservazione (congelamento) degli embrioni – che non consentirebbero di effettuare ricerca e sperimentazione sulle cellule staminali embrionali. La vittoria del sì consentirebbe studi e ricerche che appaiono essenziali al fine di combattere efficacemente malattie come l’Alzheimer, il morbo di Parkinson, il diabete, la sclerosi ecc.


Referendum popolare n. 2 (Scheda di votazione di colore arancione)

Procreazione medicalmente assistita | Norme sui limiti all'accesso | Abrogazione parziale

Volete voi che sia abrogata la legge 19 febbraio 2004, n. 40, avente ad oggetto “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”, limitatamente alle seguenti parti, articolo 1, comma 1, limitatamente alle parole: "Al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana"; art. 1, comma 2: "Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità"; art. 4, comma 1: "Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l'impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico"; art. 4, comma 2, lettera a, limitatamente alle parole: "gradualità, al fine di evitare il ricorso ad interventi aventi un grado di invasività tecnico e psicologico più gravoso per i destinatari, ispirandosi al principio della"; art. 5, comma 1, limitatamente alle parole: "Fermo restando quanto stabilito dall'art. 4, comma 1,"; art. 6, comma 3, limitatamente alle parole: "fino al momento della fecondazione dell'ovulo"; art. 13, comma 3, lettera b), limitatamente alle parole: "Di cui al comma 2 del presente articolo"; art. 14, comma 2, limitatamente alle parole: "ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre"; art. 14, comma 3, limitatamente alle parole:"per grave e documentata causa di forza maggiore relativa allo stato di salute della donna non prevedibile al momento della fecondazione", nonché alle parole: "fino alla data del trasferimento, da realizzare non appena possibile»?

Per la tutela della salute della donna

Il quesito propone di abrogare la norma che consente di ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita solo alle coppie con problemi di sterilità. La vittoria del sì consentirebbe l’accesso a tali tecniche anche alle coppie portatrici di malattie genetiche ereditarie. Si propongono anche:

- l’abrogazione del divieto, per la donna, di «revocare il consenso» all’impianto dell’embrione dopo la fecondazione dell’ovulo;

- l’abrogazione dell’obbligo di un impianto unico e contemporaneo che – prescindendo dalla considerazione dell’età e delle condizioni psicofisiche della donna – la esporrebbe in molti casi ai rischi derivanti dalla ripetuta stimolazione ovarica necessaria per l’eventuale successivo prelievo degli ovuli, in caso di fallimento della tecnica adottata.


Referendum popolare n. 3 (scheda di votazione di colore grigio)

Procreazione medicalmente assistita | Norme sulle finalità sui diritti dei soggetti coinvolti e sui limiti all'accesso | Abrogazione parziale

Volete voi che sia abrogata la legge 19 febbraio 2004, n. 40, avente ad oggetto “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”, limitatamente alle seguenti parti: art. 1, comma 1: «Al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla presente legge, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito»; art. 1, comma 2: «Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità»; art. 4, comma 1: «Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l'impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonchè ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico»; art. 4, comma 2, lettera a), limitatamente alle parole: «gradualità, al fine di evitare il ricorso ad interventi aventi un grado di invasività tecnico e psicologico più gravoso per i destinatari, ispirandosi al principio della»; art. 5, comma 1, limitatamente alle parole: «Fermo restando quanto stabilito dall'art. 4, comma 1»; art. 6, comma 3, limitatamente alle parole: «Fino al momento della fecondazione dell'ovulo»; art. 13, comma 3, lettera b), limitatamente alle parole: «e terapeutiche, di cui al comma 2 del presente articolo»; art. 14, comma 2, limitatamente alle parole: «ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre»; art. 14, comma 3, limitatamente alle parole: «per grave e documentata causa di forza maggiore relativa allo stato di salute della donna non prevedibile al momento della fecondazione», nonchè alle parole: «fino alla data del trasferimento, da realizzare non appena possibile»?

Per l’autodeterminazione e la salute della donna

Alle abrogazioni proposte dal quesito precedente, si aggiunge l’abrogazione della parte dell’art. 1, comma 1 che, assicurando «i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito», garantisce a quest’ultimo – per la prima volta nella nostra legislazione – la stessa tutela giuridica di norma garantita alla persona nata.

È evidente che la vittoria del sì sbarrerebbe la strada ai prevedibili tentativi di estendere tale «innovazione» legislativa in direzione della rimessa in discussione dei princìpi fondativi della legislazione vigente sull’interruzione volontaria della gravidanza.


Referendum popolare n. 4 (scheda di votazione di colore rosa)

Procreazione medicalmente assistita | Divieto di fecondazione eterologa | Abrogazione del divieto

Volete voi che sia abrogata la legge 19 febbraio 2004, n. 40, avente ad oggetto “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”, limitatamente alle seguenti parti: Articolo 4, comma 3: “È vietato il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo.”; Articolo 9, comma 1, limitatamente alle parole: “in violazione del divieto di cui all’´articolo 4, comma 3”; Articolo 9, comma 3, limitatamente alle parole: “in violazione del divieto di cui all’´articolo 4, comma 3”; Articolo 12, comma 1: “Chiunque a qualsiasi titolo utilizza a fini procreativi gameti di soggetti estranei alla coppia richiedente, in violazione di quanto previsto dall’´articolo 4, comma 3, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 300.000 a 600.000 euro.”; Articolo 12, comma 8, limitatamente alla parola: “1,”?

 

Per la fecondazione eterologa

Il quesito propone di abrogare il divieto di fecondazione eterologa, cioè il divieto di utilizzare gameti di donatori esterni alla coppia riconoscendo, in linea di principio, dignità e figura giuridica di padre e di madre unicamente a coloro che sono in grado di trasmettere biologicamente il proprio corredo cromosomico.

Dopo aver svolto una ricerca tramite Internet abbiamo deciso di dividere la nostra relazione in tre punti secondo le opzioni che si presenteranno a tutti quelli aventi diritto al voto.

Questo è ciò di fronte a cui si troveranno gli Italiani il 12 e 13 Giugno ovvero scegliere se modificare la legge 40 o confermarla.


 PERCHE' VOTARE Sì

Per le donne della cgl è importante votare quattro sì perché la legge 40/2004:

Per il dott. Umberto Veronesi: “Diritti delle donne e ricerca, ecco perché votare sì”

Per i Radicali Italiani (Associazione Luca Coscioni) bisogna abrogare la legge 40/2004 perché:

Per l’ArciLesbica di Bologna si parla di una legge di divieti: 

 


 PERCHE' NON ANDARE A VOTARE

Per il comitato “Scienza & Vita” è immorale andare a votare perché:

Per Giorgio M. Carbone, Professore di Bioetica a Bologna presso la Facoltà di Teologia dell’Emilia Romagna, bisogna non votare perché:

Se desiderassi tutelare la salute della donna, farei innanzitutto un’azione preventiva a tutela della fertilità e poi metterei in campo tutte le risorse della microchirurgia e della farmacologia per curare realmente la sterilità maschile o femminile e l’infertilità. Se desiderassi davvero la salute della donna, non la sottoporrei alle tecniche di fecondazione assistita le quali per se stesse sono pericolose e nocive alla sua salute: basti pensare ai numerosi studi condotti su donne che hanno praticato la fecondazione artificiale e che hanno subito la rottura delle tube, dell’utero, o la sindrome da iperstimolazione ovarica.

Ma questo “aiutare” chi è affetto da malattie geneticamente trasmissibili ad avere figli sani significa selezionare i suoi figli allo stadio embrionale. Ad esempio gli embrioni talassemici sarebbero buttati e quelli non talassemici sarebbero trasferiti in utero. Ma che medicina è questa che uccide il malato? Da almeno 20 anni è possibile curare il feto umano affetto da talassemia con il trapianto di midollo osseo. Questo è il vero aiuto che posso dare alle coppie talassemiche.

L’embrione umano, contrariamente alle opinioni di alcuni pseudo-scienziati, è un organismo vivente della specie umana, è la prima fase dell’esistenza di ognuno di noi. E’ la biologia dello sviluppo che ci offre questa evidenza.

Inoltre, è falso dire che “Nessuna legge al mondo prevede che l’embrione sia riconosciuto come persona giuridica”. Basti leggere la Risoluzione del Parlamento Europeo A2-327/1988 “Anche lo zigote [embrione unicellulare] deve essere protetto e non deve essere indiscriminatamente usato per esperimenti”; la Convenzione Europea di Biomedicina del 1996: “L’embrione e il feto umano vanno trattati nel rispetto della dignità umana”.

Certamente l’embrione umano non ha gli stessi diritti del padre e della madre: è evidente che non ha i diritti politici, ma ha sicuramente quel diritto che è alla base di tutti gli altri, cioè il diritto alla vita, che nel suo caso si concretizza nel diritto a nascere. Poiché si trova in una condizione di particolare debolezza, il suo diritto alla vita merita una speciale tutela. Infatti, il diritto è nato storicamente e ha senso per difendere e promuovere gli interessi di chi vive in una situazione di debolezza e non per difendere i diritti del più forte il quale impone la sua volontà con la violenza e con il sopruso.

Da queste ricerche dipende gran parte del futuro della biomedicina e la possibilità di trovare cure per malattie oggi molto diffuse, come il Parkinson, l’Alzheimer, il diabete, i tumori. Da esse può derivare una speranza per milioni di persone. Perché impedirlo, lasciando che gli embrioni attualmente congelati e non utilizzati deperiscano, quando potrebbero essere utili per la ricerca per scoprire nuove cure? Non è questo un modo più giusto di valorizzare la dignità umana che riconosciamo all’embrione destinandolo a un’azione di solidarietà con chi soffre?”.

Anche in questo caso sono le evidenze scientifiche convalidate a livello internazionale che ci vengono incontro. Da anni si sa che le staminali prelevate da viventi allo stadio embrionale provocano crisi di rigetto e forme tumorali nei pazienti che le ricevono (Vogel, in “Science” 2000, p. 1418). Inoltre, oltre che nocivo, è anche inutile usare per la ricerca gli embrioni umani che sono attualmente congelati perché esistono da anni delle banche di staminali embrionali secondarie, il cui uso non comporta nessun problema etico, perché non implica la soppressione di nessun embrione.

E’ una formulazione accattivante: sembrerebbe che la legge sia proprio cattiva perché vieta di avere figli a chi li desidera e vieta un atto di generosità come la donazione di gameti.

Ma nessuno ha diritto ad avere un figlio per il semplice motivo che i diritti si esercitano solo sulle cose e mai sui propri simili, altrimenti li riduciamo a cose o a schiavi dei nostri desideri.

Una coppia può avere il nobilissimo desiderio di avere un figlio, ma questo desiderio non potrà mai trasformarsi in un diritto al figlio.

La legge, vietando la fecondazione eterologa, vuole tutelare il bambino perché abbia un padre e una madre che, biologicamente ed effettivamente siano identificabili. Difende il diritto del minore di sapere chi sono i genitori che lo hanno generato.

1) l’onere della prova spetta a chi ha promosso i referendum. Sarà lui a dover dimostrare che il 51 per cento degli italiani è contrario alla legge vigente;

2) se anche andassi a votare no, farei il gioco dei sì: am­mettiamo che su 100 italiani 51 vadano a votare, e che questi 51 si dividano in 31 sì e 20 no; allora i 20 no avrebbero aiutato il sì, perché se fossero stati a casa il referendum non sarebbe passato;

3) non voglio peggiorare la legge attuale.

Il Cardinale Camillo Ruini è intervenuto a favore del non voto dicendo che:

È chiaro il senso dell’indicazione di non partecipare al voto: non si tratta in alcun modo di una scelta di disimpegno, ma di opporsi nella maniera più forte ed efficace ai contenuti dei referendum e alla stessa applicazione dello strumento referendario in materie di tale complessità. In concreto è necessaria la più grande compattezza nell’aderire all’indicazione del Comitato, per non favorire, sia pure involontariamente, il disegno referendario.

Da parte nostra ci dedicheremo soprattutto alla formazione delle coscienze riguardo alla dignità della vita umana fin dal suo inizio, alla tutela della famiglia e al diritto dei figli di conoscere i propri genitori. Faremo ciò con quello stesso amore e sollecitudine per l’uomo che si esprime nella cura della Chiesa per i poveri e le altre persone in difficoltà, nell’educazione dei bambini e dei ragazzi, nella vicinanza ai malati e agli anziani. Questo amore per l’uomo è ugualmente amore e stima per la sua intelligenza e per la sua libertà: è dunque decisamente a favore del progresso delle scienze e delle tecnologie, in particolare di quelle che curano e prevengono le malattie, e proprio per questo si oppone a quelle forme di intervento che ledono e sopprimono la vita umana nascente

Il “Movimento per la vita” difende la legge 40/2004 perché:

Va però anche detto che, di fronte ad un vuoto normativo che equivaleva al totale far-west procreatico, l’Italia, primo paese in Europa, ha legiferato in modo soddisfacente promuovendo la legge 40 che è un primo passo nella giusta direzione. Tornare indietro è impossibile, dobbiamo tenerci quello che c’è, e poi il riconoscimento giuridico dei diritti del concepito al primo articolo della legge 40, è già un bel difendere la vita.

Il Movimento per la Vita è contrario alla creazione di embrioni da utilizzare per asportarne cellule staminali per due motivi: uno perché non si usa l’uomo come cavia, due perché, come dice il professor Angelo Vescovi, non abbiamo ancora risultati certi dei benefici dell’utilizzo delle staminali embrionali. La scienza studia, utilizza e sperimenta con le staminali adulte.


PERCHE' VOTARE NO

Giuliano Amato, rispondendo alle domande di Radio Radicale, consiglia di andare a votare no perché:

Per Rosi Bindi, cattolica dei DI, bisogna andare a votare perché:


Conclusioni

 Dopo aver enumerato e affrontato tante e tali argomentazioni, pro o contro, ai quattro quesiti del referendum sulla fecondazione artificiale, ci sembra debito da parte nostra, giovani studenti (pensatori forse?), di esprimere giusto alcune considerazioni, frutto delle nostre piccole menti, in seguito all’impegno della relazione.

Dunque parleremo in primo luogo di uomini, perché codesta legge, in fondo, tratta soprattutto di uomini…

Ebbene noi esseri umani siamo creature singolari: spesso ci poniamo (o meglio ci vengono posti…) problemi che non hanno risposta, ma ai quali tuttavia DOBBIAMO rispondere…se non altro per vivere con i nostri pensieri. Quesiti assillanti, infatti, che riguardano la nostra esistenza, dominano le nostre riflessioni da tanti secoli..

E tra domande di tal genere, appunto, si annovera il problema sulla fecondazione assistita.

Ma come si risponde ad una domanda senza risposta?

Semplice: con la prudenza! Può sembrare banale ma vedrete, pazienti lettori, come la prudenza sia tanto utile al nostro problema.

Se, infatti, nessuno nega che lo zigote, cellula primitiva da cui si originerà il nuovo individuo, è vita, molti dubitano che esso sia persona umana e che non abbia quindi diritti uguali a noi che ora tanto dibattiamo sull’argomento. Eppure è giusto sottolineare che non è possibile stabilire scientificamente quando un embrione diventa persona; ecco quindi che rimane il dubbio se lo zigote stesso sia effettivamente persona.

Solo con la nostra prudenza, allora, saremo in grado di optare per la scelta più giusta e cosciente senza essere abbagliati dallo splendore del processo scientifico o dall’apparente potere umano.

Certo non è nostra intenzione essere considerati “oscurantisti” nei confronti del sapere scientifico, perché non lo siamo…sentiamo tuttavia l’obbligo di avvertire quanti andranno a votare (si o no), o non andranno a votare, di riflettere prima, a prescindere dalle ideologie politiche, se un embrione sia, di fatto, solo vita o vita umana.