TABERNAE e ALTRI LUOGHI di RISTORO

Ai romani era gradito mescolarsi alla folla delle strade, delle piazze e dei luoghi di spettacolo per partecipare a tutte le manifestazioni attive della vita sociale nella città.
La vita di una città romana, come ad esempio Brixia, non era poi molto diversa da quella di oggi: da un parte vi era il quadro animato delle strade e delle piazze con tutti gli incidenti della circolazione, con gli acrobati e gli artisti ambulanti che presentavano i loro numeri sulle piazze. Dall'altra, accanto a un incessante brusio, vi erano i rumori dei martelli dei fabbri, e gli odori disgustosi di fumo e di grasso.
Ma esistevano anche oasi di tranquillità. C'erano i giardini romani, le piazze, i portici, le gallerie e le sale di riunione.

Tutti ovviamente avevano bisogno di mangiare e di bere.
I Romani, dato che cominciavano la loro attività digiuni, rientravano a casa per il mezzogiorno oppure andavano nelle tabernae o dai venditori ambulanti per acquistare cibi e bevande.

La taberna all'inizio era solo un buio deposito di legno ed era in generale la bottega degli artigiani, aperta alla strada; si trovava al pianterreno o nel seminterrato della casa. A volte era addirittura incassata nel muro.
Si passò poi dalle tabernae vinarie alle tabernae per eccellenza, che si specializzarono nella vendita del vino e nella consumazione sul posto. La parola taberna cominciò ad indicare così il luogo in cui si beveva e si mangiava.


Taberna con banco di mescita.
Casa di Sallustio, Pompei, I sec. d.C.

Le tabernae avevano un bancone di pietra, con cinque o sei contenitori incastrati, rivolto verso la strada; altri contenitori erano messi in mostra per la gente che passava. Accanto al banco vi era un fornello con una casseruola piena di acqua calda. Nel retro c'era la cucina e le sale per la consumazione.

Mentre i ricchi si potevano permettere antipasti e dolcetti, che acquistavano o si facevano preparare a casa, i poveri, non avendo la possibilità di cucinare per mancanza di spazio, si recavano nelle tabernae.

I venditori ambulanti, detti lixae, esibivano le loro cibarie su bancarelle smontabili in tavole, protette dalla pioggia per mezzo di tende. La loro attività era controllata, perchè essi vendevano i loro prodotti vicino a luoghi sacri e, per rispetto agli dei, si volevano evitare scene di ebrietà e disordini.

Nonostante avessero una cattiva reputazione venivano frequentate anche da persone importanti. Le tabernae erano molto numerose.

Oltre a queste vi erano gli hotel, costruiti presso le porte della città, i teatri, i bagni o nelle vicinanze della piazza municipale. All'interno vi erano affreschi che rappresentavano i diversi piatti.

I proprietari dei luoghi di ristoro appartenevano ad una classe inferiore. C'era un grande disprezzo era nei confronti delle donne che facevano da locandiera.

In quartieri più distinti, le locande erano situate presso centri religiosi. Ai clerici non era permesso entrare nelle tabernae per mangiare e bere, se non per un'estrema necessità.

Termini adoperati per distinguere i luoghi di ristoro

Inizialmente la taberna era un oscuro deposito di legno e costituiva la botteguccia degli artigiani; poi la taberna vinaria divenne la taberna per eccellenza e infatti il termine si conserva ancora oggi con lo stesso significato di osteria.
La popina era una trattoria dove il vino veniva portato ai tavoli solo per accompagnare i piatti del pasto.
Più povero della popina, era il gurgustium, che era una specie di bettola.


Giochi in taberna. Particolare di affresco da Pompei.
Napoli. Museo Archeologico Nazionale

Simili alle popinae erano le cauponae, o osterie di campagna.
C'erano i tabula, in cui vi era un posto non solo per i viaggiatori, ma anche per i cavalli.
Anche il deversorium aveva la stessa funzione di luogo di sosta con alloggio.
Lungo le strade esistevano poi delle mansiones, o alberghi per la notte.
Tra due mansiones si trovavano delle mutationes, o luoghi per il cambio dei cavalli.
Le mansiones erano dirette da un praepositus (sovrintendente) e da un manceps (imprenditore), che disponevano anche di una polizia stradale.

I pasti in viaggio

Chi doveva fare un viaggio, spesso molto lungo, poichè non c'erano i mezzi di trasporto di oggi, doveva provvedere anche al cibo.
Alcuni cittadini durante il viaggio si cucinavano da sè i loro pasti oppure li facevano preparare allo schiavo. Altri si portavano un "pranzetto su misura" e altri ancora, invece, si accontentavano di piatti molto più semplici. Lungo le strade, come già detto, si poteva fare una sosta alle tabernae, dove ci si ristorava e molte volte si giocava d'azzardo.

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