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Un'iniziativa per gli studenti
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martedì 10 marzo 1987
Un articolo di un giornalista
Norberto Bobbio, professore universitario in pensione, senatore a vita, intellettuale ammirato e comunque stimato da tutti, in una conferenza-lezione sulla politica di Hobbes ha concluso con un interrogativo di inquietante attualità: sarà mai possibile un contratto tra gli Stati per garantire la pace universale minacciata dalla morte nucleare?
In un successivo scambio di battute a ruota libera ha toccato un'altra attualità, quella del partiti e delle istituzioni, meno inquietante, ma più presente nella vita di tutti i giorni.
Per alcune centinaia di studenti (erano almeno settecento i liceali, ma anche gli allievi delle magistrali, provenienti persino da Mantova che hanno affollato il salone della Camera di Commercio) è stata, quella di ieri, una mattinata di scuola nel senso più pieno, in cui l'interesse, persino l'entusiasmo, suscitato da un maestro come Bobbio può restituire amore per la filosofia, troppo spesso penalizzata dalla rigidità del programmi e dalle costrizioni mnemoniche imposte da taluni insegnanti. Il merito è dell'Arif (Associazione per la ricerca e l'insegnamento della filosofia), presieduta dal bresciano Giancarlo Conti, che ha promosso una serie di appuntamenti, dedicata agli studenti, tutti al massimo livello.
Bobbio, restio per molte ragioni ad accettare inviti è venuto a Brescia convinto della bontà dell'iniziativa. La sua lezione sul filosofo inglese, esemplare per lucidità e chiarezza, non ha mai perso di vista i riferimenti con la realtà del nostro tempo.
Così, se la famosa frase «Homo homini lupus», che ha afflitto generazioni di liceali ha trovato una spiegazione illuminante, il discorso sullo «stato di natura» ha offerto lo spunto per richiamare la situazione libanese come esempio di Stato disgregato in cui si ritorna all'uomo lupo per l'uomo (e quindi al diritto di difendere la propria esistenza) e, spostando il tiro sul sistema internazionale, al rapporto tra le superpotenze «l'una contro l'altra armata» perché, come nella storiella del due cacciatori nella landa deserta, nessuno dei due si sente sicuro a gettare per primo le armi.
La domanda di uno studente («La nostra società, è frammentaria, divisa in lobby e gruppi di potere dove si perde il principio dell'unitarietà dello Stato») è tornata fuori per saggiare le opinioni dell'illustre interlocutore sulla politica di casa nostra, a cominciare dalla proposta di Capanna (Dp) di affidargli l'incarico esplorativo di presidente del Consiglio. Bobbio, premettendo di avere letto la notizia sul giornale, ha commentato in modo scherzoso: «Per fortuna viene da Capanna, così non ci sono problemi». Allora, come vede la crisi di Governo? «Cinque partiti da mettere insieme sono tanti e oltre tutto sono concorrenti sul piano elettorale, con un mercato di voti che si restringe».
Molto benevolo, almeno così pare, Il giudizio su Craxi con il quale recentemente è stato protagonista di un polemico confronto: «E' un uomo di potere, che si affida al suo prestigio personale non avendo un partito su cui contare troppo» e aggiunge che il suo governo è piaciuto alla gente, lasciando trasparire che proprio per questo è stata formulata la proposta di elezione diretta del Capo dello Stato: Una proposta - ha osservato Bobbio - sulla quale ho molte riserve sia perché non è stata ben definita, sia perché abbiamo sotto gli occhi esempi - è il caso dell'America di Reagan dove pur esistono forme di controllo democratico di antica tradizione - che lasciano perplessi».
E conclude che la «mano invisibile». del potere è sempre lì in agguato, proprio quella che Il «contratto tra individui» all'origine dello Stato moderno e sotto sotto della democrazia, dovrebbe scongiurare. E le colpe del politici? Per Bobbio parlano troppo e la stampa, inutilmente, fa da cassa di risonanza. Ma il problema principale non è la democrazia bloccata, l'impossibilità dell'alternanza perché il Pci è escluso dal potere ? «I comunisti stanno cambiando - avverte il professore-senatore a vita - il leninismo è scomparso, il marxismo è in crisi e i filosovietici come Cossutta fanno un circolo a se stante».
Prima della conferenza Norberto Bobbio (che entrerà a far parte del Comitato scientifico dell'Arif) è stato ricevuto in Loggia dal sindaco Padula e dall'assessore Comini che gli hanno consegnato, in segno di riconoscimento, una medaglia d'oro.
Gianni Pezzotti
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venerdì
20 marzo 1987
Un articolo di una studentessa...
Bobbio considera Hobbes uno dei pochi filosofi classici, in quanto rispecchia nel senso più alto le concezioni e le esigenze del proprio tempo, esprimendo quanto vi è in esse di universalmente ed eternamente valido.
E' perciò, un filosofo che ha sempre qualcosa da dire, al di là delle molteplici interpretazioni che se ne possono dare. Hobbes espone la prima grande teoria dello Stato moderno territoriale condotta in termini razionali. Lo Stato è, per Hobbes, una creazione dell'uomo, è come un uomo artificiale, una macchina delle macchine, che gli uomini istituiscono per convivere pacificamente.
Lo Stato moderno nasce dalla crisi della società medievale. Questo tipo di società era frammentario (pensiamo al sistema feudale), verso il basso, e universale e dipendente (modello di impero universale legittimato da Dio) verso l'alto. Lo Stato moderno nasce dall'unificazione verso il basso e dalla emancipazione verso l'alto. Questo significa che la sovranità, summa potestas, che in questo caso si identifica con lo Stato, ha un duplice aspetto, uno interno, l'altro esterno. Verso l'interno la sovranità costituisce il monopolio della forza legittima e da ciò deriva il dovere di obbedienza da parte del cittadini, la loro obbligazione politica.
Verso l'esterno invece, ogni Stato, ogni sovranità è indipendente in se stesso, tutti gli Stati sono formalmente su un piano di parità nel loro rapporti vale il principio della legittima difesa. Questo è, appunto, lo Stato moderno, lo stato di Hobbes. Tutta l'elaborazione teorica di Hobbes è tesa a fornire la legittimazione e la giustificazione di questo Stato e di ciò che esso comporta, cioè il dovere di obbedienza per i cittadini e il diritto di indipendenza dello Stato.
Hobbes parte dalla ipotesi dello stato di natura, cioè una condizione dove vi sono leggi valide, ma non efficaci, in termini non giuridici, dove vi sono sì leggi, ma che non vengono rispettate in quanto non garantite da istituzioni. In una simile situazione non vi è nemmeno la proprietà privata, che può esistere solo nell'ambito di uno stato che si acquista o con la conquista o con l'accordo. L'ipotesi dello stato di natura non è un'elaborazione originale di Hobbes, ma risale agli antichi classici e la ritroviamo ad esempio in Lucrezio. Ma è solo in Hobbes che essa assume i caratteri di un'ipotesi razionale non storica.
Hobbes indica, tuttavia, anche alcune situazioni reali in cui si ravvisano i caratteri dello stato di natura. Presso le società primitive, e qui lo stato di natura ha un carattere prestatale, in quanto queste società, anche se presentano una sorta di organizzazione, non hanno costituito uno Stato in senso moderno; negli Stati travagliati da guerre civili, e qui lo stato di natura si determina in seguito alla dissoluzione dello Stato civile preesistente; nel sistema Internazionale, cioè nel rapporti fra gli Stati. Dopo avere esposto la condizione dello Stato di natura, Hobbes afferma la necessità del superamento di questo.
Abbiamo detto che lo Stato può costituirsi o con la forza, o con l'accordo. Hobbes sceglie la seconda via ed elabora una concezione contrattualistica per la formazione dello Stato. Mentre secondo la concezione medievale, la costituzione di una società prevede il patto di società e quello di soggezione, la teoria del contratto di Hobbes li fonde entrambi nel patto di unione, nel quale gli Individui si associano ed autorizzano una sola persona, partendo dal presupposto che tutti facciano lo stesso. Hobbes ha quindi una concezione individualistica dello Stato.
Il contenuto del patto è determinato dal rapporto tra I diritti che l'individuo cede e quelli che conserva: se l'individuo rinuncia a tutti I diritti, si arriva alla schiavitù e si ha uno Stato dispotico, se invece conserva più diritti di quanti ne cede, lo Stato è molto limitato, come nella concezione di Locke e del liberalismo, se l'individuo cede tutti i diritti tranne il diritto alla vita, per garantire il quale si crea appunto lo Stato, abbiamo lo Stato assoluto di Hobbes. Il cittadino, secondo Hobbes, ha diritto di resistenza quando gli viene negato questo suo diritto fondamentale L'obiettivo dello Stato è quello di garantire una convivenza pacifica fra individui, di istituire l'ordine.
Quanto alla forma, lo stato di Hobbes è, a parere di Bobbio, una traslazione irrevocabile di potere Che ha come unico limite la garanzia del diritto alla vita al cittadini, mentre nel modello liberale si parla di concessione revocabile. La sovranità di Hobbes, inoltre, è indivisibile, non solo rispetto al poteri, ma anche nel confronti delle altre istituzioni, e ciò si evidenzia nel rapporti tra Stato e Chiesa, in quanto la sovranità dello Stato comprende, secondo Hobbes, anche quella della Chiesa.
Il professor Bobbio ha concluso la conferenza prendendo in considerazione i problemi del rapporti internazionali nella realtà contemporanea, e, utilizzando spunti di riflessione forniti dalla teoria di Hobbes, Induce a vedere nella mancanza di autorità e poteri effettivi, del fallimento sia pur parziale sul piano, pratico di organizzazioni supernazionali come l'Onu.
Valeria Leoni